Divieto di sosta - lavori in corso
- WindOfMind

- 9 nov 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Avete presente quando cresci al sud e fai quelle cose da "terrone"? Tipo non so, andare per alcuni metri contro mano, parcheggiare in doppia fila, fottersene sostanzialmente, senza sentirsi in colpa.
Ecco questo pezzo nasce così, senza la voglia di interrompermi, senza uno schema, fottendomene del limite, delle "regole" che ci fissiamo noi in testa o me le fisso da sole o che cazzo ne so.
Potrei scrivere una lettera aperta, ma poi il destinatario lo capirebbe solo, perché lo so che lo sa, ma sta volta non mi va, di fare quel gioco.
Interrompere che verbo brutto, (al momento ho questa chiave di lettura), conosco o per lo meno penso di conoscere almeno tre storie interrotte, storie represse al tal punto che probabilmente se dicessi loro di parcheggiare in doppia fila, verrei denunciato.
La prima, tratta di una persona, che si è interrotta quando era ragazzina, le cazzate che doveva fare a quindici anni, le ha fatte a venticinque, a ventisei, ventisette, è come me alla soglia dei trenta, ma non non guarisce. Brucia, quel senso di non essere domata mai, mi diverto a farle da diavolo tentatore. Ma gliela risolvo non guardandola negli occhi, ma parlandole nella testa. Troppe poche righe, ma qualcuno direbbe poi, di me non scrivi mai. Ma la prima è la prima, mi serve da apri pista per le altre due.
La seconda, è un blackout, è il rincaro della benzina, è una serie di bestemmie ferme nella mia gola e nella mia testa, siccome non mi va di interrompermi, sappiatelo, almeno nella mia testa di bestemmioni ne tiro un po' per colpa sua e ogni tanto del mio lavoro. Comunque è un suo turbine, senza il suo schema ben preciso, mi verrebbe da dire a questa persona "ma ti ascolti?", "ti capisci?"; un uragano che devasta se stessa, solo perché ha deciso di interrompersi, o di non iniziarsi mai. Uragano che mi fa girare le palle e basta.
La terza, che segretamente mi incuriosisce di più, dove ho saputo leggere, ma non così in fondo da voler azzardare, però gliela risolvo in tre...a volte, sempre.
Gioca con grande maestria a travestirsi da adulta, delicata nei movimenti, negli sguardi, maschera da persona acida, composta. Risposta sempre pronta, ma contro risposta sempre servita, testarda, ma sa accettare le contro risposte. Non sa accettare però il suo travestimento, che porta come una seconda pelle da sempre. Insonne, "frustrata", eterna incontentabile all'apparenza, che dirige un cast da horror, ma che rischia di piangere se l'ultima delle comparse non si presenta sul set.
Mi fa specie, perché ha quasi scelto di saltare le sue tappe, in perenne crisi se fare l'adulta o lasciarsi andare. Come se cadere, senza pensare sempre le facesse un danno, cento domande centouno risposte.
Accetta il mio sguardo saccente, travestito anche lui però. Affezionata al mio ego.
Vi chiederete tutto questo cosa vuol dire? E' un po' il senso non senso di tutto, un pezzo nato, non abortito, non interrotto, mi ha salvato da un buco nero, per mandarmi magari in una voragine.
Quello che volevo però è successo, mi è sorta una domanda strana ma spontanea, mi serve la risposta, "ma io mentre osservo il mondo, le donne soprattutto, ho la necessità o la sindrome da crocerossino?"
Per quanto odio (al momento) interrompere, dalla città delle torri è tutto.
A voi la linea.
WoM





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