Zingarella
- WindOfMind

- 2 giorni fa
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Fissava i suoi piedi smaltati messi l'uno su l'altro sdraiata nel suo balcone. La posizione che aveva assunto è la stessa di quando cerchi di star più comodo possibile su una sedia finendo poi con il mal di collo, ma questa le permetteva di osservare i suoi piedi con sfondo il cielo.
No, giù non c'era il mare ma solamente il rumore andante delle pochissime auto e di voci non definibili dei passanti vista l'ora tarda. Il vento oltre a creare un fruscio fra gli alberi le carezzava le gambe e la faceva riflettere.
Ricordava di quando era una "nomade" a modo suo, quando scalza tornava a casa e il ritmo della musica le rimbombava dentro fino ad addormentarsi all'alba.
Le affioravano in mente ancora le sere d'estate nel momento in cui decideva di allontanarsi dal caos della città per affondare i piedi nella sabbia e nell'acqua del mare. Il mondo si fermava.
La sua scomodità fuori dal balcone diventava via via una comodità , le gambe erano in scarico, le sigarette lontane e telefono ancora di più.
Chi doveva cercarla era più lontano di tutte queste cose, ormai non aveva fame più dell'animo gitano, o forse non aveva mai visto ne il suo animo ne la sua anima.
Felice e libera momentaneamente da queste cose , rimaneva quasi fluttuante nella brezza leggera come la fragranza della calendula del discount.
Scalza faceva un passo indietro nei ricordi, le sovvenne di quella volta quando volle alzare il tiro e cambiare città diventando una zingarella adulta ma sempre pronta a toccare la terra con i suoi piedi nudi che stava fissando.
Zingarella e poi e poi soprattutto fra virgolette , perennemente il ritardo quando si trattava di tirarsi a lucido. Il risultato era sempre lo stesso, fermava il traffico della città con effetto quasi da cartone animato quando il cuore esce dal petto e gli occhi cambiano forma; attenderla era snervante , ma poi si rimaneva senza parole.
Assopita sognava o perlomeno ricordava sorridendo che in quella città i tacchi non poteva indossare.
Una zingarella su i tacchi è da ossimoro. Lei lo è sempre stata, suscitando intorno a se interesse e raramente vanità.
Quella su i tacchi fu una notte difficile , più lunga del previsto per lei e per chi decise di accompagnarla premesso che lei ce l'avrebbe fatta da sola. Certo.
Probabilmente bisognava uscire di scena con la musica ancora alta, ma non fu così.
Questa passeggiata fra i ricordi si trasferì sul letto , nel rapido passaggio dal bagno a luci soffuse si specchiò vedendo il suo volto di quel tiepido autunno ormai passato da qualche anno, gli occhi erano umidi.
Scelse di non abbassare la serranda , voleva continuare quella passeggiata amarcord fissando il cielo coricata, le stelle la tranquillizzavano, era da sola nel letto senza quella sensazione di delusione, colpa e abbandono. Mai come quella sera apprezzava di non condividere gelidamente quelle lenzuola.
La riflessione si fece più seria unendo tutti gli elementi che ormai le avevano fatto passare il sonno all'una passata di notte. I piedi che fissava, che aveva usato anche per fa girare qualche testa, ormai lasciavano solo impronte e non tracce, portavano il peso degli anni che erano passati a renderla una donna mansueta e timorosa di ogni cosa, facevano male come camminare su dei vetri rotti.
Un bivio impervio che crea la stessa ansia del tempo che passa durante un compito in classe, quando non sai scrivere le ultime righe un po' come me adesso, quando rischi nuovamente un brutto voto, deludendo un entourage di persone senza pensare a te.
Quella sera doveva rimanere su i tacchi e tornare a casa da sola.
Quella sera doveva essere guardata negli occhi, senza parlare , senza strafare, dicendo solo wow dopo che aveva mandato in tilt la viabilità urbana, facendo la borghese per un attimo con chi poi avrebbe visto la gitana e avrebbe sostenuto quel ritmo senza paura.
WoM





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